Atti, fotografie e testimonianze per una riflessione sul colonialismo italiano.

All’indomani della soluzione della questione romana il giovane Stato italiano, ansioso di imporsi come nuova potenza coloniale europea, si concentrò con un’inedita energia sulla politica internazionale verso la ricerca di un’appropriata collocazione nel concerto europeo di potenze. Difatti nelle élite post-unitarie era maturata la convinzione che il ruolo di grande potenza fosse effettivamente consono all’Italia e che a quel rango il paese dovesse aspirare, non solo per “naturali” diritti storici, culturali e demografici, ma anche per più concrete e stringenti necessità geopolitiche e, non ultimo, per una presunta “missione civilizzatrice” nei confronti delle popolazioni ritenute antropologicamente e razzialmente inferiori.

L’Italia liberale, arrivata senza alcun possedimento nell'età dell'imperialismo, diede formalmente inizio alla propria esperienza coloniale tra il 1882 e il 1890, occupando la sua prima colonia: l’Eritrea, seguita dalla Somalia e quindi da un maldestro tentativo di occupare l’Etiopia, uno dei pochissimi stati africani che all’epoca non erano dominati da potenze europee. L’impresa finì disastrosamente con la battaglia di Adua del 1896, la più grave sconfitta mai subita da una potenza coloniale europea per mano di una popolazione africana.

Dopo un breve intervallo in cui le voci contrarie al colonialismo furono la maggioranza, l’avventura imperiale ricominciò nel 1911 con la guerra alla Turchia, che portò alla conquista della Libia e delle isole greche del Dodecaneso.

Le operazioni intraprese dai conquistatori italiani erano caratterizzate da azioni violente che aumentarono la loro intensità nel 1922 con il regime fascista pervaso da idee razziste sulla superiorità dei popoli bianchi. Il regime fin da subito mostrò la sua vocazione nazionalista ed espansionista e si cullò nel mito ideologico di ricreare l’egemonia dell’Impero romano, estendendo le sue rivendicazioni territoriali a tutto il Mediterraneo. Così le mire espansionistiche andarono nuovamente verso l’Etiopia, poiché nella retorica del regime c’era da vendicare la sconfitta di Adua del 1896. La campagna militare, abilmente preparata dalla propaganda, iniziò nell’ottobre del 1935. Questa volta la resistenza etiope poté poco contro la forza militare fascista, e nel giro di un anno le operazioni belliche si conclusero con la conquista del paese. L’occupazione del paese non fu meno brutale della sua conquista: le truppe italiane si macchiarono di crimini di guerra particolarmente gravi, tra cui l’impiego di gas chimici, il cui uso bellico era stato internazionalmente vietato già nel 1925.

 

Fiesolani in Etiopia, 1936 (ANCR,38)
Fiesolani in Etiopia, 1936 (ANCR,38)

Ciò nonostante l’impresa etiope fu accolta con grande entusiasmo in Italia: il 6 maggio 1936 Mussolini, all’apice del suo consenso, proclamò la nascita dell’Impero. Le tre colonie di Eritrea, Somalia e Etiopia venivano raggruppate in un’unica amministrazione, denominata Africa Orientale Italiana (AOI). Il governo fascista nelle colonie fu particolarmente duro e connotato dall’ideologia razzista del regime: la volontà di separare colonizzati e colonizzatori si concretizzò nell’adozione di una legislazione del 1937 che vietava qualunque forma di meticciato o di relazione - come la pratica del “madamato” - tra i due gruppi. Per molti storici, la conquista dell’Etiopia rappresenta uno dei primi passi sul cammino che, presto, avrebbe portato alle “Leggi Razziali” contro gli ebrei.

Con l’inizio della Seconda guerra mondiale l’esperienza del colonialismo italiano giungeva al suo tramonto e l’Impero italiano cessava di esistere: l’Africa Orientale Italiana veniva conquistata già nel ‘41 dalla Gran Bretagna, mentre la colonia libica terminava di esistere nella primavera del ‘43 con l’avanzata degli angloamericani in Nord Africa.

In Italia, tuttavia, a livello di opinione pubblica, manca tutt’oggi una piena consapevolezza di cosa sia stato realmente il colonialismo italiano, in parte perché viene ritenuta una “storia minore” rispetto all’esperienza coloniale di altri paesi, in parte perché è ancora vivo un falso mito, riassumibile nell’espressione “italiani brava gente”, con il quale è diffusa l’opinione che il dominio coloniale italiano si sia comportato in maniera più equa e giusta nei confronti dei popoli colonizzati. Il colonialismo italiano ebbe le stesse caratteristiche di quello europeo: assoluta supremazia e il primato della violenza e della sopraffazione dei colonizzatori sui colonizzati.

In questo panorama storico e politico, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archivistico relativo al periodo del colonialismo si rendono necessarie per favorirne la comprensione. In particolare, la condivisione dei documenti del passato coloniale pone la riflessione congiunta di colonizzatori e colonizzati su un passato comune e fornisce al pubblico gli strumenti per ricostruire le vicende storiche del proprio territorio.

Grazie al progetto For Globe, l’Archivio comunale di Fiesole, l’Associazione culturale Culter e i mediatori del progetto Amir propongono alla cittadinanza Storie, sguardi e oggetti coloniali, archivi e questioni decoloniali.
Una riflessione sul colonialismo italiano in Albania e in Africa orientale a partire da documenti, fotografie e oggetti di varia natura, per riflettere sul potere delle immagini e sulla costruzione di narrazioni che dal passato si riflettono nel presente. Testimone della vita e conservatore della memoria sono le fonti d’archivio che in questo per-corso si fanno portavoce dell’analisi sul periodo coloniale italiano.

Forglobe

 

Il corso prenderà il via il 24 ottobre, con un ciclo di 4 incontri, che si terranno presso l’Archivio Comunale di Fiesole. Per informazioni e iscrizione:
https://forglobe.eu/cittadinanza-globale-e-sviluppo-sostenibile/storie-sguardi-e-oggetti-coloniali-archivi-e-questioni-decoloniali/

Il percorso utilizza la metodologia della Ricerca-Azione partecipata (RAP), coinvolgendo la comunità nella riflessione e nell’analisi dei documenti d’archivio e degli oggetti proposti dai partecipanti, intrecciando i saperi disciplinari di storiche e archiviste/i, con le esperienze di cittadine/i con passato migratorio e non. A conclusione del percorso è previsto un momento di restituzione pubblica rivolta alla cittadinanza più ampia, con cui condividere le riflessioni emerse. L’attività è accompagnata da mediatrici e mediatori culturali, storiche e ricercatrici con cittadine e cittadini.

Il progetto ForGlobe, formazione gratuita a 360° per giovani e adulti in biblioteche e archivi è un progetto finanziato interamente dalla Regione Toscana – PR FSE+ 2021/2027 e coinvolge il Sistema Documentario Integrato dell’Area Fiorentina (SDIAF) e i 17 Comuni della Rete SDIAF che ospitano all’interno delle loro biblioteche e archivi comunali i percorsi formativi.

Anna Tammaro

 Federica Lavella

 

Riferimenti bibliografici

G. Ambrosini, L’Albania nella comunità imperiale di Roma, Quaderni dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista, Roma 1940

G.L. Podestà, Sviluppo industriale e colonialismo. Gli investimenti italiani in Africa orientale 1869-1897, Giuffré Editore, Milano 1996

F. Cresti, Non desiderare la terra d’altri. La colonizzazione italiana in Libia, Carocci editore, Roma 2011

E. Ertola, In terra d’Africa. Gli italiani che colonizzarono l’impero, Editori Laterza, Roma-Bari 2017.


Sitografia:

https://www.memoriecoloniali.org/mission/

https://www.amirproject.com/