Fiesole si annovera tra i Comuni che storicamente vantano il titolo di città.
Inizialmente, questo appellativo le fu conferito per la sua rilevanza come sede vescovile, ma venne poi riconfermato nel 1838, quando il granduca Leopoldo II le attribuì il rango di città nobile del Granducato di Toscana (fig. 1). In quell’anno, infatti, accogliendo favorevolmente le istanze della magistratura civica fiesolana, il granduca emise un rescritto il 30 novembre, con cui decretò l’inclusione di Fiesole tra le città nobili, concedendole così gli onori e le prerogative ad esse riservate (Turchi 2019, pp. 75-76). Tuttavia, il processo per ottenere tale riconoscimento ufficiale ebbe inizio già l’anno precedente, nel 1837. Il 15 febbraio, infatti, fu letta al Magistrato comunitativo una richiesta presentata da numerosi abitanti e possidenti con la quale si chiedeva di promuovere al governo regio l’adozione di provvedimenti per il ripristino dei ceti nobiliari e della cittadinanza dell’antica città di Fiesole. La motivazione alla base dell’istanza risiedeva principalmente nel prestigio che un simile riconoscimento avrebbe conferito alla città, ma anche nei considerevoli vantaggi economici che ne sarebbero derivati per la cassa comunitativa (A.C.F., Preunitario, 295, cc. 48v-49r).
di inserire Fiesole nel novero delle città nobili (A.C.F., Preunitario, 296, c. 51v)
Nella seduta del Magistrato comunitativo del 12 dicembre 1838, il gonfaloniere sottolineò i benefici concreti della decisione sovrana, soffermandosi sugli introiti generati dalle tasse di nobiltà e cittadinanza. Questi fondi, infatti, avrebbero potuto finanziare il completamento della strada rotabile fino alla provinciale delle Salaiole, in località L’Olmo, migliorando così il collegamento tra Fiesole e il Mugello (A.C.F., Preunitario, 296, c. 51v). Nella stessa adunanza, si deliberò di raccogliere le informazioni sui possibili candidati alla nobiltà fiesolana, includendo le famiglie originarie dell’antica Fiesole, le personalità benemerite e i forestieri in possesso dei requisiti necessari (A.C.F., Preunitario, 296, c. 55v). La tassa di ammissione alla nobiltà ammontava a 500 lire, mentre quella per la cittadinanza era di 200 lire, includendo le propine dovute alla cancelleria per l’inserzione nei Libri d’Oro (A.C.F., Preunitario, 295, c. 49r; 296, c. 54v).
La registrazione della nobiltà e i Libri d’Oro
La normativa in materia nobiliare e di cittadinanza era stata emanata dal granduca Francesco Stefano di Lorena con la legge promulgata a Vienna il 31 luglio 1750 e pubblicata a Firenze il successivo 1 ottobre. Tale legge definiva, tra le varie disposizioni, i concetti di nobile e cittadino: erano considerati nobili coloro che possedevano o avevano posseduto feudi nobili, che erano stati ammessi agli ordini nobiliari, che avevano ottenuto la nobiltà dai granduchi della Toscana o che godevano dell’onore della suprema magistratura; erano invece cittadini tutti coloro che avevano gli onori della città, eccetto la suprema magistratura. Per l’applicazione di questa legge, fu istituita a Firenze una Deputazione, composta da cinque membri di nomina granducale, incaricata di controllare le pratiche di ammissione alla cittadinanza e alla nobiltà per giustizia e grazia, nonché di stabilire i criteri per la compilazione degli elenchi (Casini 1993, pp. 9-20, 243-256). La raccolta delle domande e la redazione dei cosiddetti Libri d’Oro della nobiltà iniziarono da Firenze e proseguirono con le altre città nobili. Conseguentemente al conferimento del titolo nel 1838 e alla nobilitazione delle famiglie fiesolane, furono istituiti anche i Libri d’Oro di Fiesole.
Il 20 agosto 1839, già trentasette famiglie risultavano ammesse alla nobiltà fiesolana, rendendo necessaria la preparazione del libro in duplice copia: una da conservarsi a Firenze presso la segreteria della Deputazione sopra la nobiltà e cittadinanza (oggi custodito nell’omonimo fondo dell’Archivio di Stato di Firenze) e l’altra nella cancelleria di Fiesole (A.C.F., Preunitario, 297, c. 20v). I Libri d’Oro di tutte le città del Granducato dovevano essere realizzati su carta imperiale dello stesso formato, protetta da assi lignee rilegate in cuoio con l’arme del granduca e borchie in bronzo (fig. 2). All’interno, dopo l’indice, erano elencate le famiglie ascritte alla nobiltà, con l’indicazione dei cognomi, nomi e date di concessione dei rescritti granducali di nobilitazione, corredati degli stemmi e degli alberi genealogici (Turchi 2019, pp. 12, 17).
con al centro l’arme del granduca, realizzata in bronzo (A.C.F., Preunitario, 408)
La realizzazione di questi registri coinvolgeva diverse figure specializzate: artisti per la decorazione dei frontespizi e degli stemmi (fig. 3), esperti di rigatura, rilegatori e altri. A Fiesole, la spesa per l’acquisto della carta imperiale, la rilegatura, il corredo di bronzi e bolli ammontò a oltre 721 lire, mentre il costo per il compenso per il pittore blasonista della Regia Deputazione, Gaetano Gaglieri, fu fissato a 500 lire (A.C.F., Preunitario, 297, cc. 22v-23r; 327, cc. 155v-156r).
con il crescente volto (A.C.F., Preunitario, 409, c. 3r)
Il 18 aprile 1853, terminato il primo tomo, il Consiglio comunale approvò la spesa per l’acquisto di un secondo volume, necessario alla Deputazione sulla nobiltà e cittadinanza per proseguire la registrazione delle famiglie nobilitate: «Informato il Consiglio avere il signor segretario della Deputazione sulla nobiltà e cittadinanza avvisato che è già al suo termine il Libro d’Oro della nobiltà fiesolana dice doversi ordinare un secondo tomo da eseguirsi a spese della Comunità» (A.C.F., Preunitario, 306, c. 92r).
Attualmente, l’Archivio Comunale di Fiesole, nel fondo Preunitario, conserva i due tomi dei Libri d’Oro. Il primo contiene gli stemmi e gli alberi genealogici delle 98 famiglie nobili e patrizie ammesse tra il 14 giugno 1839 e il 15 giugno 1852 (A.C.F., Preunitario, 408; fig. 4), mentre il secondo, rimasto in gran parte inutilizzato, riporta gli stemmi e gli alberi genealogici di sole tre famiglie, nobilitate con rescritti datati tra il 31 agosto 1853 e 7 dicembre 1854 (A.C.F., Preunitario, 409).
nobilitata con rescritto del 14 giugno 1839 (A.C.F., Preunitario, 408, c. 6r)
Con la fine del Granducato di Toscana e l’Unità d’Italia, il sistema di registrazione nobiliare venne progressivamente abbandonato e i Libri d’Oro persero la loro funzione amministrativa. Nel 1948, con il venir meno del riconoscimento ufficiale dei titoli nobiliari da parte dello Stato italiano, tali elenchi cessarono definitivamente di avere valore giuridico. Oggi rimangono una preziosa testimonianza storica, utile per gli studi araldici e genealogici, oltre che per la ricostruzione della società fiesolana dell’epoca.
Valentina Cappellini
Riferimenti bibliografici
Inventario dell’Archivio Preunitario del Comune di Fiesole, a cura di M. Borgioli, Firenze, All’Insegna del Giglio, 1991 (Provincia di Firenze. Biblioteca dell’Assessorato alla Cultura, 12), pp. 138-139.
B. Casini, I “Libri d’Oro” della nobiltà fiorentina e fiesolana, Firenze, Arnaud, 1993 (La pietra d’angolo, 1).
M. Turchi, Le lune di Fiesole. La Città e le sue insegne dalle origini leggendarie al Comune moderno, Firenze, Edizioni Polistampa, 2019.