Una tipologia documentaria ben precisa, pensata all’inizio come funzionale al censimento e divenuta il cuore pulsante dei registri di popolazione e delle anagrafi.

Il censimento della popolazione coglie gli elementi demografici nella loro attualità mentre i registri della popolazione li colgono nella loro continuità. Se i censimenti li definiamo come fotografie di un determinato istante, le anagrafi saranno invece da intendersi come una serie di fotografie di vari istanti, che consentono di osservare il fatto demografico nelle sue trasformazioni. Le origini delle anagrafi sono molto lontane e spesso sono state confuse proprio con la tradizione dei censimenti. Questa stretta connessione tra anagrafi e censimenti è durata sino ai primi decenni della seconda metà del secolo scorso; a partire da quel periodo le anagrafi sono state indirizzate alla soddisfazione delle esigenze amministrative del potere esecutivo, lasciando ai censimenti solo scopi statistici.

Una delle necessità del nuovo Stato italiano fu quella di tener conto in maniera precisa delle variazioni demografiche della popolazione: a questo scopo venne approvato nel 1864 il Regio Decreto 31 dicembre 1864, n. 2105, che prescriveva la tenuta di un registro di popolazione in ogni Comune del Regno e ne approvava il relativo Regolamento.

È proprio con questo primo regolamento che il Regno d’Italia istituì, presso ogni Comune, la prima anagrafe non obbligatoria. Il registro della popolazione venne realizzato sulla base del primo censimento unitario del 31 dicembre 1861. Quest’ultimo è ricordato come un’impresa eroica, avvenuta nel breve spazio di tre mesi. Infatti, l’8 settembre 1861 il Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio Filippo Cordova presentò al Re il decreto di indizione del Censimento. Il Regio Decreto 8 settembre 1861, n. 227, che ordina il censimento della popolazione del Regno d'Italia, fu convertito in legge solo nel febbraio 1862 (Legge 20 febbraio 1862, 479), quando di fatto le operazioni censuarie erano già state completate.

Il regolamento approvato con R.D. 1864/2105 prescriveva la tenuta del Registro. Tuttavia, questo non è da intendersi come un registro in senso archivistico (“unità archivistica costituita da un insieme di fogli rilegati, su cui vengono trascritti documenti e minute per fini giuridici amministrativi”), bensì come costituito dall’insieme dei “fogli di famiglia”, realizzati uno per ogni nucleo familiare.

“Il registro di popolazione di un Comune si comporrà di tanti fogli quanto sono le famiglie che hanno domicilio o residenza stabile in esso”. Titolo I, art. 1.

I fogli di famiglia inoltre dovevano essere raggruppati secondo l’ordine delle vie, piazze, frazioni di Comune e simili, in cui le famiglie descritte avevano la loro residenza. Il registro, come detto, doveva essere impostato sulla situazione esistente al primo gennaio 1865 e poi aggiornato in base alle variazioni che si fossero presentate di volta in volta.

Dettaglio Foglio di famiglia (ACF, Postunitario, XXVI, 5, f. 1)

Nonostante la presenza di questa disposizione, i registri non vennero né aggiornati né tenuti in maniera ordinata dalla maggior parte dei Comuni. Le ragioni furono due: l’assenza di sanzioni e la concezione dei registri come strumenti utili ai soli fini del censimento e non come qualcosa di utile alla vita amministrativa dei Comuni.

Per tali motivi, nel 1871 era essenziale la necessità di ribadire con fermezza il bisogno di aggiornare i registri e difatti con la Legge 20 giugno 1871, n. 297 si chiedeva nuovamente ai Comuni che ancora non lo avessero istituito di procedere tempestivamente alla realizzazione del Registro di popolazione. Seguì il R.D. 4 aprile 1873, n. 1363 che stabilisce le norme occorrenti per la compilazione, conservazione e revisione del Registro di popolazione in ciascun Comune del Regno, che impose il termine perentorio di 6 mesi dalla sua entrata in vigore per fare in modo che ogni Comune aggiornasse e istituisse il registro. Di conseguenza, con la legge e il suo regolamento l’anagrafe divenne finalmente obbligatoria.

ACF Postunitario II 7 c. 52v del. 38

ACF Postunitario II 7 c. 52v del. 38

Il punto di svolta nella storia dei registri di popolazione si ebbe però con il R.D. 21 settembre 1901, n. 445, che approva il Regolamento per la formazione e tenuta del registro di popolazione in ogni Comune del Regno. Con questo decreto furono accentuati gli scopi amministrativi rispetto a quelli di natura statistica, caratteristica propria del censimento. Il regolamento stabilì con precisione le parti in cui il registro doveva essere composto: Fogli di casa, Fogli di Famiglia, Schede individuali. Inoltre vennero stabiliti i compiti di vigilanza, affidati al Sindaco, il quale aveva l’obbligo di accertare che il registro di popolazione fosse tenuto in buon ordine in ogni sua parte; che i fogli e le schede che componevano il registro fossero tutti al debito posto; che il registro fosse leggibile in ogni sua parte e che le annotazioni fossero esatte ed eseguite nei modi stabiliti. Venivano anche indicate altre figure preposte alla vigilanza: prefetti e sottoprefetti. In materia di sanzione penale venne prevista un’ammenda di Lire 10 a chi, convocato per fornire informazioni riguardanti la propria famiglia, non si presentava o forniva all’ufficiale false informazioni.

In particolare, per i Fogli di casa il regolamento dispose che questi fossero organizzati per frazioni, disposti secondo l’ordine alfabetico della denominazione delle vie e delle piazze e, al loro interno, secondo la numerazione civica dei fabbricati e stabilì inoltre che riportassero la registrazione del numero progressivo con cui erano contrassegnati ed ordinati i Fogli di famiglia.

ACF Postunitario, XXVI, 1, f. 1           ACF Postunitario, XXVI, 5, f. 1         ACF Postunitario, XXVI, 5, f. 7

Con la creazione dell’Istituto centrale di statistica (Legge 9 luglio 1926, n. 1162 e R.D.L. 27 maggio 1929, n. 1285) si delineò, finalmente, la distinzione tra anagrafe e censimento, attuata con R.D. 2 dicembre 1929, n. 2132, approvazione del regolamento per la formazione e la tenuta dei registri di popolazione in ciascun Comune del Regno. Questa norma conteneva in sé non solo il rinnovamento dell’anagrafe, ma soprattutto il principio di autonomia del registro di popolazione rispetto al censimento: da questo momento il registro non verrà più inteso come una deviazione del censimento.

Le novità del R.D 2132/1929 furono in prima analisi la registrazione dei movimenti di popolazione, i quali erano: per nascita, morte, matrimonio, formazione, riunione, scioglimento ed estinzione di famiglia, ma anche per cambiamenti di abitazione e trasferimenti in altro comune o all’estero. Questa registrazione permetteva di seguire meglio le dinamiche del movimento e costituiva quindi il necessario completamento al registro della popolazione, che come detto aveva l'intento di fornire una serie di fotografie di vari istanti, che consentivano di osservare il fatto demografico nelle sue trasformazioni.

Con il nuovo regolamento il registro restò articolato sulle schede individuali e sui fogli di famiglia, per i quali il R.D. 2132/1929 introdusse una duplice possibilità di ordinamento: per numero progressivo o per ordine alfabetico di vie e piazze di residenza. I Comuni che adottavano la seconda soluzione dovevano però istituire per ogni fabbricato una “cartella di casa” in cui conservare i fogli delle famiglie alloggiate e disporli per ordine di strade e piazze. Inoltre, il regolamento stabilì che i domestici coabitanti con la famiglia presso cui prestavano servizio fossero iscritti in un foglio a sé intestato al capo della famiglia presso cui il servizio veniva prestato. Un’altra libertà concessa ai Comuni fu la possibilità di annotare altre informazioni, di particolare interesse, sul registro di popolazione.

In materia di sanzioni, invece, non vi furono particolari cambiamenti: la figura del Sindaco venne sostituita da quella del Podestà e quest’ultimo doveva procedere, in caso di contravvenzioni al regolamento, in maniera identica a quanto decretato dal Regio Decreto del 21 settembre 1901, n. 445.

Infine, il regolamento dispose che entro il 15 marzo di ciascun anno le prefetture dovevano inviare all’Istituto Centrale di Statistica una dettagliata relazione sullo stato dei registri di popolazione.

Dopo un lungo processo formativo promosso dell’Istituto centrale di statistica per una nuova disciplina anagrafica, venne promulgata la prima legge anagrafica italiana il 24 dicembre 1954, n. 1228, Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente, e il relativo regolamento con Decreto Presidente della Repubblica 31 gennaio 1958, n. 136, che avevano l’intento di dare alle anagrafi un assetto adeguato alla loro accresciuta importanza e alle nuove esigenze della vita moderna. Una delle maggiori innovazioni fu l’istituzione della figura dell’ufficiale d’anagrafe, allo scopo di conferire una più adeguata autorità al dirigente dell’ufficio. Da questo momento in poi si passa dalla dicitura registro di popolazione ad anagrafe.

Il Servizio anagrafico è di competenza dello Stato ma affidato ai Comuni: per questo motivo il Sindaco, nella veste di "Ufficiale di Governo” (art.54 del D.Lgs. n.267/2000), attribuisce, mediante delega, ai dipendenti comunali le competenze di Ufficiale d'Anagrafe. La tipologia delle competenze istituzionali rendono questi Ufficiali figure atipiche all’interno della gestione territoriale dell’ente locale Comune. Pur essendo dipendenti dal Comune, essi devono svolgere il proprio lavoro secondo leggi e disposizioni dello Stato e sotto il controllo gerarchico degli Uffici Territoriali di Governo.

Il regolamento del 1958 verrà poi abrogato nel 1989 con l’approvazione del D.P.R 30 maggio 1989,N. 223, Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente. L’innovazione di maggior rilievo fu l’abolizione della figura del capofamiglia e l’introduzione del termine “intestatario di scheda”. La scomparsa del capofamiglia a livello anagrafico è una conseguenza diretta della legge 19 maggio 1975, n. 151 Riforma del diritto di famiglia. Altra novità introdotta fu l’ordinamento delle schede di famiglia per area di circolazione: per l’esatta individuazione delle aree ogni Comune doveva provvedere alla revisione di tutti gli spazi destinati alla viabilità. Ultima innovazione introdotta fa invece riferimento alle nuove tecnologie: infatti il capo IV art. 23 è dedicato alla conservazione delle schede anagrafiche gestite con elaboratori elettronici.

Nell’Archivio storico del Comune di Fiesole la tipologia documentaria descritta è costituita dal registro di popolazione impiantato nel 1901 e aggiornato fino al 1930, realizzato utilizzando i “fogli di famiglia” e le “schede individuali” già esistenti e compilando ex novo i “fogli di casa”, e dal registro impiantato nel 1930, in base al regolamento del 1929 e aggiornato fino al 1961, anno in cui è stato sostituito a seguito della meccanizzazione dell’anagrafe. Di entrambi i registri mancano tuttavia le “schede individuali”. Mediante l’arduo lavoro di indicizzazione dei registri della popolazione, nel database interno dell’amministrazione, l’archivio continua a promuovere e a dare valore alle ricerche genealogiche fiesolane, come testimonia il progetto promosso nel 2020 “Curiosità da casa. Ricostruisci la storia della tua famiglia”.

In conclusione, parlare di Fogli di famiglia significa parlare di una tipologia documentaria ben precisa, al principio considerata come funzionale solo ai censimenti ma divenuta col tempo sempre più impo rtante a livello amministrativo, fino a costituire il cuore pulsante dei registri di popolazione e delle anagrafi. Possiamo a buon ragione considerarli come ritratti delle famiglie italiane: documenti preziosissimi per l’amministrazione comunale e più che mai capisaldi nelle ricerche genealogiche.

Anna Tammaro

 

Riferimenti bibliografici

A. Antoniella, L’archivio comunale postunitario: contributo all’ordinamento degli archivi dei comuni, Firenze: Giunta Regionale Toscana, 1979.

Inventario dell’Archivio Postunitario del Comune di Fiesole (1865-1945), a cura di M. Borgioli, Firenze, All’Insegna del Giglio, 1988 (Provincia di Firenze. Biblioteca dell’Assessorato alla Cultura, 6).

ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica, Anagrafe della popolazione : legge e regolamento anagrafico (legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223), avvertenze, note illustrative e normativa AIRE, [Roma: ISTAT], 1992 (Metodi e norme. Ser. B., 29).

P. Carucci, Le fonti archivistiche: ordinamento e conservazione, Roma, Carocci, 2010.

Normativa

Regio Decreto 31 dicembre 1864, n. 2105

Legge 20 giugno 1871, n. 297

Regio Decreto 4 aprile 1873, n. 1363

Regio Decreto 21 settembre 1901, n. 445

Regio Decreto 2 dicembre 1929, n.2132

Legge 24 dicembre 1954, n.1228

Decreto del Presidente della Repubblica 31 gennaio 1958, n. 136

Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989,N. 223